Paradisi fiscali – Grimaldi, Sinistra Italiana: “Presidenti di Regione e Parlamento aprano una grande inchiesta sull’elusione e l’evasione”

In questi giorni hanno fatto scalpore (in Italia per poche ore) i “Paradise Papers”, una lunga lista di personaggi eccellenti, beneficiari di ricchi investimenti in società offshore, esentasse e anonime, con sede nell’arcipelago ormai vastissimo dei paradisi fiscali.

L’anno scorso i famigerati “Panama Papers” sono arrivati fin qui: il Nucleo Polizia Tributaria di Torino è stato incaricato dalla Procura di acquisire la lista ed esaminarla, in ordine alla presenza di 214.000 società schermo curate dallo studio “MOSSACK & FONSECA” con sede a Panama. Le indagini della polizia giudiziaria erano già cominciate nel 2015 per il reato di riciclaggio legato a numerose società panamensi riconducibili allo stesso studio legale. Gli investigatori hanno rintracciato decine di contribuenti, tra cui molti torinesi, beneficiari dei servizi dello studio legale tramite consulenti, professionisti e commercialisti compiacenti esperti in triangolazioni internazionali.

Sono 800 gli italiani presenti nei Panama Papers. I nomi di residenti in Piemonte citati nei documenti dello studio Mossack Fonseca sono più di cinquanta. Il vaglio dei nomi uno a uno dipende molto dalla presenza di accordi internazionali, multilaterali e bilaterali, in mancanza dei quali ci si deve affidare a lunghe e complesse rogatorie della magistratura. Ma ci sono altri ostacoli: il meccanismo della prescrizione e la possibilità di chi ha esportato capitali e commesso reato di evasione fiscale dopo il 2003-2004 di usufruire dello scudo fiscale-ter del 2009 e dalla voluntary disclosure del 2015.

I rapporti IRES sull’Irap mostrano un’evidente erosione dell’imponibile domestico relativo alla tassazione d’impresa, dipendente dalla localizzazione degli asset produttivi, ossia dal fenomeno del “profit shifting”. Se fino al 2008 le entrate dell’IRAP corrispondevano a 2 miliardi e mezzo l’anno, attualmente ammontano a 2.051.163.334 (il 20% in meno delle entrate). E anche se nel 2016 la Regione ha recuperato 63.882.264,68 di Irap evasa su una stima preventiva di 50.000.000,00, e 10.172.067,14 di Irpef su una stima di 20.000.000,00, le grandi aziende continuano a eludere.

“Per fortuna la prossima settimana il Parlamento europeo voterà la risoluzione finale della Commissione di inchiesta sui Panama Papers, definendo finalmente le misure per contrastare questi fenomeni che sono in grado di sottrarre fino a mille miliardi di euro all’anno nella sola area UE, ossia una cifra che vale tre volte il piano Juncker” – dichiara in aula il Segretario regionale di Sinistra Italiana Marco Grimaldi –. “Noi siamo orgogliosi di aver sollevato la questione dell’elusione delle aziende piemontesi, e i dati sul recupero di Irap e Irpef sono solo un primo segnale. I Presidenti di Regione e il Parlamento però, invece che disquisire di autonomia fiscale e statuti speciali, pensino ad aprire una grande inchiesta sull’elusione e l’evasione. Ci dicono che il problema è il costo della sanità pubblica, o la pensione a 67 anni, o la presenza di rifugiati e migranti, mentre c’è chi indisturbato porta i miliardi all’estero. I generatori di crisi beneficiano molto spesso di accordi, leggi o vuoti normativi, protezioni, per questo la politica non può delegare alla sola magistratura il compito di puntare il dito su di loro e sulle loro pratiche elusive. È ancora tutto ‘loro’ quello che luccica”.