Precari della ricerca, Grimaldi (SEL-SI): un esercito di lavoratori invisibili tengono in piedi ricerca e didattica senza tutele

Oggi l’Assessora Pentenero ha risposto in aula all’interrogazione urgente del Capogruppo di SEL Marco Grimaldi sul mancato rinnovo della borsa di studio all’Università di Torino per una ricercatrice incinta.

Fra un paio di mesi Barbara Dal Bello, 37 anni, laurea e dottorato in Agraria, 15 pubblicazioni scientifiche, darà alla luce il suo primo figlio. Purtroppo la futura mamma deve fare i conti con gli effetti della precarizzazione delle vite e dei luoghi di lavoro: poco dopo essere rimasta incinta, ha perso il lavoro che amava tanto, quello di ricercatrice di Agraria all’Università di Torino. Perché? Perché veniva pagata con una borsa di studio (il voucher della ricerca low cost).

Già dopo il dottorato, nel 2010, è stata titolare di quattro assegni di ricerca (veniva pagata circa 1400 euro al mese), poi, per una questione di mancanza di fondi, il contratto si è trasformato in borsa di studio, e il compenso è stato ridotto a 1100 euro mensili. Ora, dopo 15 anni, la borsa di studio non è stata rinnovata da quando ha comunicato al Dipartimento di essere incinta, perché il lavoro in laboratorio la metterebbe a contatto con solventi che per la gravidanza possono essere rischiosi.

È esattamente ciò che accade a chi è pagato coi voucher in caso di malattia, solo che Barbara avrebbe potuto svolgere compiti importanti in altri ambienti dello stesso Dipartimento. Non solo: a Barbara come a molti altri precari della ricerca come lei, è negata la disoccupazione, non ancora in vigore per questi lavoratori.

Grimaldi ha chiesto alla Giunta di sollecitare il Governo, affinché disponga un piano straordinario di reclutamento di ricercatori di tipo B e si decida a sbloccare definitivamente il turn over e attuare una riforma del reclutamento che metta fine a contratti indecenti e forme di lavoro non riconosciute e prive di ammortizzatori sociali.

L’Assessora Pentenero ha fatto riferimento alla Dis-Coll, che per i lavoratori autonomi e gli assegnisti e i dottorandi di ricerca partirà dal 1 di luglio, quindi sarà utilizzabile per i precari delle università, ma purtroppo non per Barbara Del Bello. Tuttavia ha riconosciuto che è necessario interloquire col Governo per uno sblocco del turn over nelle università.

Purtroppo i casi di discriminazione di genere e di ‘colpevolizzazione’ della maternità sui luoghi di lavoro in Italia non sono pochi” – dichiara Grimaldi. – “E naturalmente si aggravano in condizioni di precarietà, come quelle ormai dilaganti nei nostri Atenei. Sono comunque convinto che l’Ateneo possa trovare già oggi una soluzione. Resta il fatto che nelle nostre università un esercito di lavoratori invisibili tengono in piedi ricerca e didattica, andando avanti con borse di studio, assegni di ricerca, contratti di docenza e tanto lavoro gratuito, e spesso vengono mandati a casa praticamente privi di tutele sociali e previdenziali e dei diritti fondamentali”.