Artesio (Torino in Comune), Airaudo (SI), Grimaldi (SEL): Foodora, serve una legge contro il caporalato digitale

 

L’evoluzione tecnologica e la sempre più stringente deregolamentazione del lavoro hanno dato luogo anche in Italia alla diffusione di nuove economie che si avvalgono di prestazioni lavorative non continuative ma on demand, cioè solo quando c’è richiesta per i propri servizi, prodotti o competenze (Gig Economy).

Dall’inizio di ottobre, circa 50 lavoratori di Foodora, società che si occupa di consegna pasti a domicilio tramite riders fattorini, hanno avviato una forma di protesta collettiva per chiedere tutele e diritti finora negati.

Per questo la Capogruppo di Torino in Comune Eleonora Artesio, il Deputato di Sinistra Italiana Giorgio Airaudo e il Capogruppo di SEL in Regione Marco Grimaldi, hanno convocato oggi una conferenza stampa per presentare la proposta di legge avente ad oggetto “Nuove disposizioni in materia di prestazioni di lavoro le cui modalità di esecuzione sono organizzate e coordinate dal committente (Gig Economy)”.

 “Questo parlamento – dichiara il Deputato di SI Giorgio Airaudo: – deve riconoscere che ci sono dei lavoratori che sono finiti in una zona grigia, in un vuoto normativo che crea vere e proprie forme di caporalato digitale. Il loro lavoro non si puo’ definire autonomo ma assolutamente subordinato. Di fatto siamo di fronte a un’altra faccia del precariato e tocca alla politica dare una risposta”.

Presenti in conferenza stampa anche due ex riders Foodora “Siamo stati ‘sloggati’ via Wathsapp – raccontano– per aver espresso un parere contrastante con il manager dell’azienda. Noi lavoriamo con la pioggia e con il freddo, senza alcuna tutela”.

 “Questo sistema sancisce di fatto il ritorno del cottimo–  aggiunge Airaudo: – il lavoratore viene pagato esclusivamente per le commesse che fa.  E’ un po’ come se l’Ottocento dello sfruttamento sui lavoratori si sia collegato con il futuro delle nuove tecnologie: quello che rimane è l’abuso sui lavoratori e l’autoritarismo”.

“Clausole sociali e giusta retribuzione negli appalti del Comune e delle partecipate; denuncia del ricorso ai voucher persino nel pubblico; smascheramento della finta libertà dei lavoretti – dichiara la Capogruppo di Torino in Comune Eleonora Artesio: – ce n’è abbastanza perché il Comune decida di passare dalla osservazione della realtà esistente al tentativo di cambiarla, quella realtà. Torino capitale della dignità del lavoro: in campagna elettorale avevamo proposto l’obiettivo Torino voucher free, ora rilanciamo perché troppo gravi le situazioni e troppo serio il futuro per abbandonare le une e l’altro al naturale scorrere delle cose. Con le proposte di legge e con le delibere regionali e comunali cerchiamo di dimostrare che un altro modo è possibile: chiediamo alle Amministrazioni di coltivare la cultura del rispetto del lavoro, a partire da sè nel pubblico impiego, ma anche verso i privati perché la responsabilità sociale d’impresa non sia solo una bella frase da celebrare nei convegni, ma una qualità dei rapporti di lavoro in questa città”.

“Ma quali lavoretti? Quale lavoro autonomo? Quale condivisione? Cominciamo col fare pulizia dalla retorica che nasconde ciò che avviene realmente: una multinazionale paga a cottimo dei fattorini sui quali scarica l’intero rischio e i costi del lavoro stesso” – dichiara il Capogruppo di SEL in Regione Marco Grimaldi. – “Però non bastano le pacche sulle spalle a questi ragazzi. È bene che ora il Parlamento voti una norma che regolamenti la gig economy e ponga fine a questi abusi”.