Carcere di Ivrea, SEL e Radicali: le autorità intervengano prima che la situazione si aggravi

 

Questa mattina il Capogruppo di SEL in Regione Marco Grimaldi e gli esponenti della Direzione Nazionale di Radicali Italiani Silvja Manzi e Igor Boni hanno fatto visita alla Casa Circondariale di Ivrea, in corso Vercelli 165. La visita è nata con lo scopo di verificare l’attuale situazione nella struttura carceraria, anche a seguito di diverse segnalazioni e degli episodi di violenza di fine ottobre e novembre dello scorso anno.

“I fatti balzati agli onori delle cronache dei giornali non sono che il pixel di una fotografia ben più complessa e cruda” – dichiarano i membri della delegazione.

Il carcere, che ha come capienza 192 posti ‘regolamentari’, alle ore 00,00 del 22 gennaio 2017 ospitava 244 detenuti di cui 102 stranieri (41,80%). Per quanto riguarda il personale della Casa, delle 220 unità ottimali 183 sono in pianta organica, ma solo 144 sono effettivamente a disposizione della Direttrice Assuntina Di Rienzo.

La delegazione piemontese si è fermata a discutere a lungo con la Direttrice e con gli operatori non solo in merito ai gravi fatti avvenuti di recente, ma anche a proposito delle carenze strutturali del carcere.

Negli ultimi mesi, all’aumento delle presenze (passate dai 190 detenuti del luglio 2015 agli attuali 244) si è sommato l’arrivo di diversi casi di detenuti trasferiti da altri istituti, per lo più a causa di sanzioni disciplinari. Questa delicata situazione si scontra con la carenza di organico e con gli scarsi strumenti che la struttura ha a disposizione. Una gestione meno conflittuale e più promiscua dei detenuti avrebbe bisogno di aree comuni e, da subito, di un impianto di videosorveglianza che consenta agli agenti un minor carico di lavoro.

La delegazione ha visitato le diverse aree, a partire dall’infermeria, che ospitava un caso di autolesionismo (di tre avvenuti nello stesso giorno). Qui i rappresentanti di SEL-Sinistra Italiana e dei Radicali hanno potuto parlare con gli operatori sanitari e del Sert, appurando che dei 244 detenuti ben 240 fanno uso di psicofarmaci, dai semplici analgesici a terapie più importanti. Mentre una guardia medica è presente h 24, per contro lo psicologo è attivo solo 24 ore al mese e lo psichiatra 2 ore a settimana. Vi sono inoltre 64 tossicodipendenti, tutti in terapia di mantenimento (a lievi dosi scalari).

“Facciamo appello al Ministero di Grazia e Giustizia e al Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria affinché non siano più sottovalutati da un lato i casi di insofferenza dei detenuti, dall’altro le difficili condizioni lavorative in cui si trovano gli agenti penitenziari” – dichiara l’esponente di Sinistra Italiana Marco Grimaldi. – “Il sovraffollamento e il calo dell’organico sono solo una parte di un problema che ha bisogno di investimenti certi per una migliore gestione delle aree comuni e dei diversi piani, a partire da un nuovo impianto di videosorveglianza, che costerebbe solo 40mila euro”.

“Se il caso di fine ottobre è stato scatenato dall’assenza di televisioni e di canali di intrattenimento” – dichiarano Silvja Manzi e Igor Boni – “l’abuso di psicofarmaci e la scarsità di attività ricreative, di studio o lavorative (solo 80 detenuti hanno la possibilità di svolgere un lavoro) richiederebbe ben altro investimento da parte delle istituzioni locali e del Governo”.