Vaccini, Grimaldi (SEL): pronta la legge regionale che introduce l’obbligo per i bimbi di nidi e scuole di infanzia

 

Come noto, recentemente l’Emilia Romagna ha introdotto un ddl che sancisce e motiva l’obbligatorietà dei vaccini per i bambini dei nidi e delle scuole dell’infanzia.

Al fine di preservare lo stato di salute del minore e della collettività, eseguire i vaccini costituisce infatti un requisito di accesso ai servizi educativi e ricreativi pubblici e privati.

Il ricorso all’obbligo di legge, che oggi appare anacronistico e impositivo, ha fornito all’epoca della sua introduzione lo strumento per garantire a ogni persona, indipendentemente da censo o collocazione geografica, il diritto alla prevenzione vaccinale, in virtù del fatto che ha comportato anche la gratuità dell’intervento stesso. I risultati dei programmi vaccinali obbligatori sono evidenti e schiaccianti. Le leggi che impongono l’obbligo dei vaccini anti-polio, anti-difterite-tetano e anti-epatite B per i minori non prevedono la coercibilità di tale obbligo e la tutela della salute pubblica deve conciliarsi con quella del diritto della persona all’autodeterminazione, anche in armonia con la legislazione degli altri Paesi della Comunità Europea ove le vaccinazioni non sono imposte, ma soltanto consigliate.

La vaccinazione può essere definita una delle più grandi scoperte mediche mai fatte dall’uomo, la cui importanza è paragonabile, per impatto sulla salute, alla possibilità di fornire acqua potabile alla popolazione. Inoltre occupa uno dei posti più elevati nella classifica delle tecnologie sanitarie in base al costo per anno di vita guadagnato. La spesa in vaccini costituisce infatti uno dei modi migliori per il Servizio Sanitario di investire le risorse disponibili.

Eppure, nelle scorse ore le Regioni Liguria e Lombardia si sono pronunciate contro il provvedimento dell’Emilia Romagna.

Soprattutto, in Italia l’analisi (2014) dei dati raccolti dal Ministero della Salute conferma un incremento dell’esitazione sui vaccini, con graduale riduzione della copertura per le vaccinazioni dell’infanzia (Polio, TDP, Epatite B e Hib): quasi 2/3 delle Regioni ha disatteso il target di copertura (95%). Le coperture vaccinali nazionali contro la poliomielite, il tetano, la difterite, l’epatite B e la pertosse che nel 2013 erano di poco superiori al 95% nel 2014 sono scese al di sotto di tale soglia. La copertura per Haemophilus influenzae b (Hib), che nel 2013 era pari al 94,5%, è rimasta sostanzialmente invariata mentre la copertura vaccinale per morbillo, parotite e rosolia (MPR) è diminuita di quasi 4 punti percentuali rispetto ai dati aggiornati del 2013 (dal 90,3% all’86,6%).

In Piemonte la situazione della copertura vaccinale è migliore che nelle altre regioni, anche se in generale le coperture vaccinali piemontesi mostrano un decremento, evidente già a partire dall’anno 2014, ma ancora più marcato nell’ultimo anno. Nel 2015, per quanto riguarda il ciclo di base: difterite, tetano, pertosse, polio, epatite B, haemophilus influenzae B (Hib), il 95% di copertura (che è l’obiettivo) è stato superato solo dalla vaccinazione contro la polio e da quella contro il tetano, mentre la vaccinazione contro l’Hib ha raggiunto il 93,8% di copertura. Discorso a parte merita la vaccinazione contro morbillo-parotite-rosolia (MPR), nei confronti della quale il 95% di copertura non è mai stato raggiunto; la copertura vaccinale più elevata si è raggiunta negli anni 2009 e 2010 (93%), fino a scendere all’89% nel 2015.

“Anche se auspichiamo che su questo tema si intervenga a livello nazionale, il Piemonte non può esimersi dal prendere una posizione e agire di conseguenza” – dichiara il Capogruppo di SEL Marco Grimaldi. – “Per questo, come avrete letto, ho deciso di proporre al Consiglio un disegno di legge per introdurre l’obbligo di vaccinazione per i bimbi dei nidi e delle scuole dell’infanzia, per combattere la diffusione di malattie pericolose e tutelare la salute dei più piccoli. Non possiamo tornare indietro, permettere che si torni ad ammalarsi e magari morire per malattie già debellate. Penso ai bambini più deboli, quelli che non per scelta dei genitori ma per motivi di salute (immunodepressi o con gravi patologie croniche) non possono essere vaccinati e sono quindi più esposti a contagi”.