Normare la residenzialità psichiatrica non può voler dire cancellare la fondamentale funzione riabilitativa dei gruppi appartamento

 

Finalmente la maggioranza ha presentato in Consiglio un atto che intende superare la giustamente contestata Delibera n. 30-1517 del 3 giugno 2015 sulla revisione del sistema dei servizi residenziali per la psichiatria. La delibera infatti, pur riconoscendo le comunità protette di tipo A e di tipo B come strutture terapeutiche di totale competenza sanitaria, assegnava tutti i gruppi appartamento e le comunità alloggio alla tipologia socio-assistenziale a bassa assistenza, non garantendo più in tal modo la totale copertura dei costi da parte del fondo sanitario nazionale, secondo la disciplina dei LEA. È una definizione scorretta nella maggior parte dei casi, poiché si tratta inequivocabilmente di strutture a carattere terapeutico-riabilitativo per la tipologia di pazienti, per i programmi di trattamento e per la prevalenza del personale sanitario.

Inoltre la delibera stabiliva requisiti strutturali aggiuntivi molto onerosi per le strutture di civile abitazione, non richiesti da alcuna normativa nazionale.

Dopo il ricorso delle associazioni Diapsi e Associazione per la lotta alle malattie mentali, in data 29 ottobre 2015 il Tar si era espresso a favore della sospensiva della riforma regionale della psichiatria indirizzata dalla DGR, in quanto potrebbe provocare un “danno grave e irreparabile”. Lo stesso Comune di Torino aveva presentato ricorso. Il 16 giugno il Consiglio Regionale ha approvato l’ordine del giorno n. 409 (“Percorso di attuazione della delibera di riordino dei servizi residenziali della psichiatria”), che impegnava la Giunta regionale a coinvolgere in un tavolo permanente, nella fase transitoria prevista dalla D.G.R., Dipartimenti di Salute mentale, Associazioni dei pazienti, enti gestori e Anci.

Oggi, il nuovo ordine del giorno impegna la Giunta a modificare la DGR 30 e suggerisce di formare un Tavolo di monitoraggio regionale partecipato dalle associazioni dei familiari, dai rappresentanti degli erogatori di servizi e dai rappresentanti dei dipartimenti, con funzioni di monitoraggio sull’applicazione delle disposizioni della nuova delibera di riordino e sulla valutazione della congruità delle prestazioni acquistate dal sistema sanitario rispetto alle risorse disponibili e agli obiettivi riabilitativi e organizzativi di programmazione.

Nel testo dell’odg si riconosce infatti che il ricorso ai gruppi appartamento e il trasferimento dei pazienti da strutture a più alto grado di protezione, come le comunità protette e le comunità alloggio, è stata una tendenza dominante nei dieci anni fra il 1999 e il 2009, per ragioni economiche e terapeutiche. La permanenza protratta in una comunità protetta rischia di essere dannosa, perché il paziente tende a cronicizzarsi. L’obiettivo di chi si trova a regolare questa materia delicata dovrebbe perciò essere quello di incentivare l’offerta di Progetti terapeutici individuali, preparati dai Dipartimenti di Salute Mentale, optare per misure alternative a quelle che più si avvicinano o vengono percepite come una reclusione in un istituto psichiatrico.  

 “Sono contento soprattutto del fatto che siamo riusciti, con questo atto, a rovesciare la prospettiva: la funzione riabilitativa delle comunità alloggio e dei gruppi appartamento è stata ristabilita; il malato, e non la spending review, deve essere al centro delle politiche sanitarie” dichiara il Capogruppo di SEL Marco Grimaldi. – “Farò tutto il possibile perché questo principio sia rispettato e applicato concretamente”

“Abbiamo da sempre definito giusto e necessario il riordino- ha concluso in aula Grimaldi – ma normare la residenzialità psichiatrica non può voler dire cancellare la fondamentale funzione riabilitativa dei gruppi appartamento. Non possiamo permetterci di perdere la professionalità degli operatori, né scaricare i costi sanitari sulle famiglie e sulla città. Aver chiaro questo significa difendere la storia di Franco Basaglia, che fa parte del nostro patrimonio politico, civile e culturale più prezioso”