Un reddito di autonomia in Piemonte

 

I dati sulla disoccupazione e sulla precarietà in Piemonte sono allarmanti. Secondo gli ultimi dati Istat, le persone in cerca di occupazione in Piemonte erano 226.000 nel 2014, con un aumento di 17.000 unità sull’anno precedente. Il tasso di disoccupazione è dell’11,3% circa ed è cresciuto in maniera esponenziale nel 2014, soprattutto per i giovani fino a 24 anni, dove è salito dal 14-15% all’attuale 42,2% (da 20.000 a oltre 50.000 ragazzi in cerca di lavoro). I Neet (soggetti non in formazione né in cerca di lavoro) si stimano intorno ai 140.000.

Questi dati rispecchiano in gran parte una situazione di crisi diffusa in tutto il Paese, dove nel 2014 dieci milioni di italiani e italiane vivono in condizione di povertà relativa, sei milioni in condizione di povertà assoluta. La verità è che dalla metà degli anni ’80 a oggi, la disuguaglianza economica è cresciuta del 33%, dato più alto fra i Paesi avanzati, la cui media è del 12%. Ancor più grave è la fotografia dei cosiddetti working poor: in Piemonte, come in tutta Italia, nel 2014 il 38% dei lavoratori con contratti precari e il 12,3% dei lavoratori standard vivono al di sotto della soglia di povertà relativa.

Di fronte a questo scenario siamo ormai in tanti a sostenere l’urgenza di una misura di welfare universale che sia strumento di lotta alla povertà, contrasto della precarietà, sostegno ai giovani per un inserimento nel mondo del lavoro adeguato alla propria formazione, contrasto alla criminalità organizzata, ripensamento del welfare in senso inclusivo e propulsivo. Un “reddito di dignità”, come lo chiama la campagna di Libera, non è più rimandabile.

In questo spirito presentiamo la proposta di legge regionale per l’istituzione di un reddito di autonomia in Piemonte in favore di disoccupati, inoccupati, precari, sottoccupati e inabili al lavoro, che abbiamo elaborato in forma aperta in questi mesi a partire dal festival “Precarissima”. D’altra parte, la Regione Piemonte persegue la riduzione delle disuguaglianze e promuove politichedi tutela della dignità del lavoro, nel rispetto dei principi sanciti dall’articolo 34 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, in conformità a quanto previsto dall’articolo 5, commi 1 e 2, dello Statuto regionale, e ai principi di cui agli articoli 2, 3, 4 e 38 della Costituzione Italiana.

“La nostra legge regionale – dichiara il primo firmatario Marco Grimaldi (SEL) potrebbe contribuire a sottrarre tante e tanti al rischio di esclusione sociale, permettere loro di uscire dalla povertà e dalla ricattabilità del lavoro precario, per compiere delle scelte davvero libere. Sono convinto che noi in Piemonte lo faremo e ringrazio tutti i colleghi e le colleghe che hanno contributo a questo lavoro. Al Presidente, che ha sostenuto questa iniziativa, rivolgiamo un ulteriore appello: ci aiuti a convincere il  Governo a finanziare queste legge e accogliere la risoluzione del Parlamento Europeo, che chiede agli Stati membri di inserire una misura di sostegno al reddito nazionale. L’Italia è tra i pochissimi Paesi europei a non avere alcuna forma di tutela di ultima istanza”.

“Abbiamo infine appreso che, saputo della nostra proposta, anche il M5S ha espresso l’intenzione di depositare un proprio testo. Per chi come noi pensa che ci vogliano tutte le energie per arrivare a un reddito minimo è senz’altro una buona notizia”.

 

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