Basta stipendi da fame! Introdotto il principio della giusta retribuzione negli appalti della Regione

Gli appalti pubblici rappresentano più del 15% del Pil nazionale e, tuttavia, il lavoro negli appalti è intenso, frammentario, precario, faticoso e spesso mal retribuito. Questo perché sugli appalti si scaricano l’abbattimento dei costi di fornitura e realizzazione di beni e servizi, spesso a danno della qualità di opere e servizi, nonché dei diritti dei lavoratori. Per questo agli appalti è strettamente connesso il tema della giusta retribuzione.

“In questi anni il mix perverso dell’uso dei massimi ribassi e dei ritardi nei pagamenti ha reso sempre più ricattabili e sottopagati i lavoratori delle cooperative  – dichiara il Capogruppo di SEL Marco Grimaldi. – L’unico salvagente per i lavoratori è la clausola di trattamenti economici e normativi complessivi, di maggior favore per i lavoratori, tra i contratti collettivi nazionali di lavoro. Per questo sono molto felice che il Consiglio Regionale si sia espresso finalmente contro le forme di sfruttamento legalizzato del mondo degli appalti, approvando una mozione per il riconoscimento della giusta retribuzione, delle clausole sociali e di nuove norme negli appalti, firmata da numerosi consiglieri di maggioranza, di cui sono orgoglioso di essere primo firmatario”.

La Giunta da oggi si impegna a ad adoperarsi affinché “i committenti regionali, i committenti partecipati dalla Regione Piemonte o i committenti cui la Regione trasferisce continuativamente risorse pubbliche individuino, attraverso procedura pubblica dei soggetti cui affidare servizi, la clausola di trattamenti economici e normativi complessivi, di maggior favore per i lavoratori, tra i contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati dalle organizzazioni datoriali e sindacali maggiormente rappresentative a livello nazionale nella categoria, al fine di fornire garanzie adeguate ai lavoratori per ottenere una retribuzione giusta e proporziona” garantendo “l’applicazione integrale dei contratti collettivi nazionali di cui sopra come garanzia per la giusta retribuzione e come base imprescindibile per la costruzione del capitolato d’appalto” a estendere “l’inserimento della clausola sociale a tutti i settori di competenza della Regione”; a condividere il percorso con i sindacati e, infine, a istituire una “white list” di aziende, fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori non soggetti a tentativo di infiltrazione mafiosa e rispettosi dell’applicazione del CCNI.